La replica

«Non c’è accoglienza senza la garanzia di un’integrazione»

Il sindaco di Monopoli Emilio Romani interviene sulla questione migranti

Politica
Monopoli sabato 16 settembre 2017
di La Redazione
Emilio Romani
Emilio Romani © n.c.

«Ho letto con molta attenzione la lettera che il Partito Democratico di Monopoli ha voluto dedicarmi sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione dei migranti».

Esordisce così Emilio Romani, in un lettera aperta sul caso sollevato dall'opposizione.

«Ho trovato inopportuno - dichiara il sindaco - il paragone con l’esodo albanese del 1991 che ha visto Monopoli in prima linea, ospitando gente disperata che fuggiva da una situazione economica e politica difficile. Quello fu un esodo importante ma concentrato nel tempo. Lo ricordo bene perché io, giovane diciannovenne, ero lì insieme al mio nonno materno, nato in Albania, il quale faceva da interprete. Monopoli ha dato in quegli anni una straordinaria prova di accoglienza, ma anche di integrazione.

Un quarto di secolo dopo, però, siamo di fronte ad un fenomeno diverso perché un conto è garantire l’accoglienza a chi lascia la propria terra natia e tutt’altra cosa è continuare a far finta che tutto vada bene. Rimango convinto dell’idea che non si garantisce l’integrazione accogliendo tutti gli immigrati indistintamente. Stiamo vivendo un dramma epocale che di sicuro non si esaurirà in poco tempo e che non si può affrontare con la politica dell’accogliamo tutti ad ogni costo senza garantire loro quell’integrazione che meriterebbero.

È chiaro che le politiche perseguite negli ultimi anni dal governo nazionale non hanno dato i frutti che ci si aspettava, così come hanno contribuito a generare aspettative. Nel 1991 gli albanesi sono stati ben accolti e sono state avviate politiche di integrazione. È vero, fanno parte della nostra società e sono tra noi ovunque, anche allo stadio a tifare Monopoli insieme a noi. Sull’attuale fenomeno migratorio, invece, parlano le varie esperienze di quei comuni che hanno accolto i migranti (spesso anche male e in condizioni disumane) dove all’accoglienza non è seguita l’integrazione. Ecco perché occorre distinguere le cose e non confondere gli aiuti con l'integrazione. Questa è il mio pensiero che ho esplicitato in passato e che oggi, qui, ribadisco.

Poi, alcune volte, basta una foto per capire che la strada intrapresa su questo argomento è totalmente sbagliata. Ho visto girare sui social network l’immagine di un immigrato immortalato in un cassonetto della spazzatura. È questa l’accoglienza e l’integrazione che vogliamo garantire in Italia e a Monopoli?

Seppur in ritardo, anche il governo e il suo azionista principale hanno cominciato ad accorgersene visto che il ministro dell’Interno Marco Minniti ha in più occasioni ribadito che bisogna affrontare in Africa il problema dell’immigrazione, auspicando una lavoro comune con l’Unione Europea. Il concetto di “aiutiamoli a casa loro” è quasi diventato uno slogan di questo governo. Finalmente, direi! Anche se, forse, il Pd nostrano manco se ne è accorto.

Infine, lasciamo stare Maria perché, a seconda delle convenienze, prima si critica la proclamazione di Monopoli Civitas Mariae, non partecipando al voto sulla proclamazione in Consiglio comunale e contestando persino l’apposizione di una lapide commemorativa in piazza, e poi la si invoca. E allora, prima di suggerire al vescovo a chi fare le telefonate sulla questione migranti, consiglio ai democratici monopolitani di chiamare mons. Favale porgendogli le scuse per la saccenteria mostrata sull’argomento nelle dichiarazioni rilasciate negli ultimi tre mesi. Se poi qualcuno ha dimenticato, sono pronto a fornire ampia documentazione con la copia di esse. Forse servirà a chiarire loro le idee sull’argomento.

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