XII secolo e dominazione sveva

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Antonella Mesto

Durante il dominio normanno non mancarono gli scontri tra gli stessi conquistatori per il predominio delle terre.
Inoltre il potere crescente di questa dinastia portò in Puglia all’intervento del papato che, aiutato dal re Lotario il germanico, cercò di sovvertire l’autorità di Ruggero II.
Monopoli stessa fu teatro di questi scontri che non portarono però i risultati sperati.
Tra il XII e XIII secolo assistiamo ad un fecondo periodo legato ai traffici marittimi, così come viene attestata da una ricca documentazione archivistica.
I documenti ci parlano della presenza, nel XIII secolo del protontino, cioè di un ufficiale o comandante del porto che aveva cura delle navi e grande potere giurisdizionale su tutta la gente di mare.
Alla fine del XII secolo la dinastia normanna lascia il passo alla dominazione sveva.
Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, sposando Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, era entrato in possesso di una grande vastità di terre: riunì nelle sue mani le corone di Germania e di Sicilia. Una grande potenza quindi, contro la quale si schierarono tutte le forze antisveve di Germania, d’Italia e di Sicilia.
Alla sua morte salì sul trono Federico II, che insieme alla tutta la dinastia normanna e sveva ha contribuito a rendere la Puglia una delle regioni più ricche di opere d’arte medievali d’Europa.
Tra Federico II e il papato i contrasti non tardarono ad arrivare. All’atto dell’incoronazione l’imperatore aveva giurato che mai avrebbe cercato di riunire i due regni e che avrebbe intrapreso per la chiesa di Roma un crociata in Terrasanta. Ma non tenne fede ai propositi e più volte venne scomunicato in un continuo braccio di ferro con una Chiesa timorosa di perdere il proprio potere e di vedersi schiacciata dai possedimenti svevi.
In Puglia papato e impero si contendevano i propri sostenitori. Monopoli dimostrò la sua vicinanza filogermanica in occasione di un attacco diretto da parte di Gualtiero di Brienne: cadetto feudatario francese, alleato del Papa ed aspirante ai possedimenti di Lecce e Taranto.
Alcuni legano proprio a questo evento l’interpretazione dello stemma cittadino, donato dallo stesso Federico II alla città. Esso raffigura uno scudo rosso con tre rose bianche, dove il rosso ricordava i caduti durate lo scontro e il bianco delle rose la fedeltà alla casa sveva.
E’ estremamente probabile che in seguito a questa vittoria l’Imperatore abbia deciso di premiare la fedeltà dimostrata  con un nuovo, costoso ampliamento delle mura e del castello cittadino.

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