Angioini e aragonesi

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Antonella Mesto

La crisi definitiva del dominio svevo si consumò velocemente alla metà del XIII secolo. L’obiettivo del papato era quello di chiamare nel regno di Sicilia una dinastia che non potesse aspirare a svolgere una politica di accentramento dello Stato della chiesa. Considerando che tra il 1261 ed il 1268 salirono sul trono pontificio due papi francesi, Urbano IV e Clemente IV, è facile comprendere perché la scelta ricadde sugli Angiò. Nel 1266 Carlo d’Angiò venne incoronato a Roma re di Sicilia.
 Il regno di Carlo d’Angiò venne subito osteggiato dalla popolazione, che non accettava il dispotismo del nuovo governo, il forte fiscalismo da questo imposto e la spoliazione delle terre a danno della feudalità per favorire quella francese.
Tale disagio sfociò in Sicilia in una forte rivolta (la guerra dei Vespri) che portò l’intervento di Pietro III d’Aragona, marito di Costanza, figlia di Manfredi e che si concluse, con la pace di Cartabellotta, con la divisione del regno tra aragonesi e angioini. Di fatto da questo momento nasce il Regno di Napoli.
Intanto l’aspetto della città di Monopoli continua a modificarsi. Accresce l’importanza del pittagio Claudorum, che, ricordiamo, sorgeva su una penisola separata dall’antico nucleo urbano.
Si intensificano i traffici commerciale marittimi, in particolar modo con le repubbliche di Venezia ed Amalfi e con le terre che si trovavano sull’altra sponda dell’Adriatico.
Il pittagio si cinge di mura e molto probabilmente veniva servito da due porte, di cui una era detta Concilia e dava verso terra, e l’altra chiamata Porta dei Mercanti o Porta di S. Giovanni, o ancora del Chianchitello, sboccava sul mare.
La grotta scavata dagli amalfitani nel XI secolo era stata nel frattempo ampliata con una chiesa sovrastante, probabilmente nel XII secolo.
In luogo del porto-canale insabbiato si trovava invece piazzetta mercantile (oggi piazza Garibaldi) che divenne ben presto il cuore commerciale del paese. L’attività mercantile ed artigianale si svolgeva anche nelle stradine adiacenti, tra le quali la più importante era la strada dei mercanti. Altre strade prendevano invece il nome dalle attività che vi si svolgevano (ad esempio strada de li scarpari). Nello spazio di pochi metri sorgevano quindi due spazi, due vuoti urbani, quello antistante la chiesa degli amalfitani e la platea civitas. E’ interessante notare come in età medievale  si tenessero nettamente distinti lo spazio religioso da quello commerciale.
Nel 1358 Monopoli ottenne probabilmente da Roberto d’Angiò o da sua nipote Giovanna I l’autorizzazione di tenere annualmente una fiera della durata di otto giorni, in coincidenza con la festa dell’Annunziata , nel mese di marzo. Era l’occasione per scambiare merci senza nulla dovere all’autorità regia, in quanto la fiera era libera dai pesi doganali.
La vecchia Civitas invece non registra in questi anni grandi cambiamenti, almeno fino al 1414, quando viene abbattuto il castello che sorgeva non distante dalla Cattedrale.
Non si conoscono le ragioni precise che portarono alla sommossa popolare. Per alcuni storici locali la causa scatenante fu la cattiva gestione nell’apertura delle porte verso la campagna, secondo altri lo scorretto comportamento del castellano che favoriva una frangia di suoi protetti a danno di altri, per altri ancora fu la conseguenza al generale malcontento contro il potere regio.
Nonostante gli scomodi avvenimenti, la stessa Giovanna II d’Angiò riconfermò nel 1414 il diritto di Monopoli a rimanere città demaniale.
Dopo la sua morte, nel 1435 scoppiarono numerose lotte tra le fazioni avverse che sostenevano rispettivamente Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò. Ne approfittò il principe di Taranto Giannantonio Orsini del Balzo, sostenitore di Alfonso, che per un breve periodo entrò in possesso della città, privandola del dominio regio, per poi lasciarla nelle mani degli aragonesi che ne riconfermarono i privilegi.

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