Dalla Serenissima al vicereame spagnolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Antonella Mesto

Tra 1495 ed il 1530, nel pieno dei disordini legati alle continue guerre franco-spagnole Monopoli subì un’alternanza di  domini veneziani, che da tempo miravano a creare dei presidi per limitare l’avanzata ottomana sulle coste pugliesi.
I veneziani conquistarono la città nel 1492, la persero nel 1509 e la riconquistarono nel 1528.
L’assedio del 1495 è minuziosamente descritto da Jeronimo Contarini, “Provveditor dell’Armada Venetiana”, in una relazione inviata al Doge. Egli ci dice che la città “è fortissima da mare e da terra, è grande come Zara ed è più bella. Il suo territorio è lungo cinque miglia e largo trenta, è pieno di olivari, i quali danno quattromila botte di olio a l’anno che importano 70 fin centomila ducati, oltre la quantità di frumento ed altre cose”.
Esiste nell’agro di Monopoli, in direzione Alberobello,  una masseria che dal contatto con la Serenissima trae il suo nome.
Si tratta della masseria Cavallerizza.  Questo complesso venne costruito su ordine di Alfonso d’Aragona e divenne, durante l’occupazione della Repubblica marinara, un importante centro per l’allevamento equino: dall’incrocio di cavalli locali e arabi nacque il morello pugliese, impiegato dalle milizie in battaglia. La zona veniva poi sfruttata per la grande quantità di legname, impiegato per la costruzione del naviglio, e per il salnitrio, usato nella composizione di polveri da sparo.
Probabilmente risale a questi anni l’aggiornamento delle difese e la costruzione del primo bastione moderno, quello di Pappacenere. Le sue caratteristiche rispondono alle più progredite fortificazioni dell’epoca: una pianta pentagonale estremamente precisa che proteggeva le vicine strutture difensive con delle bocche da fuoco di vario calibro.
Allo scopo di proteggere la città dai nemici, che avrebbero potuto utilizzarli a scopo di difesa, vennero abbattute molti edifici che si trovavano fuori le mura, tra cui il monastero dei Padri Domenicani di S. Maria della Nova e quello dei Padri Francescani di Porta Concilia.
Questi furono poi ricostruiti all’interno delle mura, prendendo rispettivamente il nome di S. Domenico e S. Francesco, oggi sede comunale.
Il dominio della Serenissima  dovette cedere definitivamente le proprie terre agli spagnoli quando, nel 1529 la pace di Cambrai assegnò loro la città.
Per far fronte alle spese militari Carlo V vendette Monopoli ad un certo Pietro Faraone di Messina, ma i cittadini, pur di riscattarsi, si impegnarono a raccogliere 51.000 ducati, tornando liberi.
Durante il lungo governo spagnolo vennero ricostruite tutte le mura e un nuovo castello, incorporando al suo interno antiche costruzioni difensive tra cu una torre romana, detta Turris Cesaris e un’antica chiesa dedicata a S. Nicola. I lavori terminarono nel 1552 e il castello prese il nome dal suo imperatore, Carlo V.
Nella platea pubblica venne costruito un quartiere per ospitare la guarnigione dei soldati spagnoli. La stessa caserma divenne poi palazzo civico, teatro e infine biblioteca comunale.

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