L'acqua piovana è vita e va rispettata. Sempre

Franco Muolo LiveYou - Attualità
Monopoli - mercoledì 03 maggio 2017
L'acqua piovana è vita e va rispettata. Sempre

Il comune di Monopoli, finalmente, ha focalizzato l'attenzione sulla necessità di sistemare definitivamente la lama urbana Belvedere. Allo stesso tempo, sta approntanto gli atti tecnici per la sistemazione anche della lama San Vincenzo, allo scopo di regolare al meglio lo scorrimento e l'utilizzo delle acque piovane dei due importanti alvei. Detto questo mi permetto di esporre una mia riflessione a proposito del recupero e dell'utilizzazione di quel "bendidio" che cade dal cielo. A quella "antica" acqua piovana, stagnante e rimasta inutilizzata nelle vecchie cisterne urbane, vorrei aggiungere quella "nuova", che prima o poi, cadendo copiosa dalle nubi, andrà ad imbibire i nostri numerosi e secchi torrenti dell'agro che, a loro volta, la riverseranno in mare, inservibile e compreso tutto il loro devastante carico inquinante; giacché i loro alvei non vengono più puliti dalle amministrazioni interessate. E' successo tante altre volte, specie lungo la fascia costiera compresa tra la zona di Torre Incina in agro di Polignano a Mare, e la zona di Capitolo in agro di Monopoli, che è costellata da splendide calette di arenili alternate agli scogli e dove sfociano, provenienti dal fondo di bellissime e verdeggianti lame olivetate. Ma lungo i torrenti, a destra e a sinistra, troviamo una miriade di canalette a cielo aperto a "forbice" che alimentano altrettanto antichissime cisterne, scavate a mano e formanti "campane" nella roccia, mentre altri invasi sono coperti con volta di pietra calcarea o in conci di tufo. Per l'utilizzazione privata, qualche contadino coraggioso, ancora credente in quel prezioso liquido, oggi azzarda addirittura la copertura con soletta in cemento armato, perché diversamente i costi sarebbero proibitivi.

Un particolare e stupefacente esempio di uso pubblico delle acque meteoriche, invece, lo troviamo a Monopoli, sulla via Amleto Pesce ad angolo con la via S. Marco. E' un complesso edilizio denominato "Le Fogge", costituente un insieme di cisterne seminterrate comunicanti fra loro (della capacità complessiva di circa 50.000 metri cubi) che capta, con un ingegnoso sistema di canali, le acque piovane fluenti dai vicinissimi torrenti "Belvedere" e "Sette Monti". Di qui, attraverso un condotto sotterraneo, l'acqua arrivava fin nel bel mezzo dei binari della locale stazione ferroviaria e che, una volta, serviva per alimentare le locomotive a vapore. Tutta l'acqua che da secoli giace nelle suddette cisterne, nelle fogge pubbliche e private o negli invasi o bacini o laghetti che dir si voglia, insieme a tutta quella che scorrerà dai torrenti (perché, come dicevano gli antichi: l'acqua in cielo sta e prima o poi giù verrà), non aspetta altro che tornare ad essere utilizzata. Come prima, che soltanto dopo l'avvenuta ed accertata "riempitura" (la piena) delle cisterne, e dopo aver ostruito la "forbice" con un tappo fatto di sacchi di juta arrotolati, si consentiva lo sfioramento dell'acqua superflua e la ripresa della sua corsa fino al mare. Dove, spesso, non arrivava mai.

Franco Muolo

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