Salviamo gli ultimi palazzi ottocenteschi

Franco Muolo LiveYou - Attualità
Monopoli - mercoledì 17 maggio 2017
Salviamo gli ultimi palazzi ottocenteschi

La visione e il ricordo di come erano belle le strade dei centri murattiani delle nostre città non provocano, a mio giudizio, soltanto nostalgia. Ma soprattutto rabbia e un fortissimo risentimento verso la demolizione o lo scempio dei loro stupefacenti fabbricati ottocenteschi, operato nei nuclei urbani dalla sedicente moderna attività edificatoria, in corso da più di mezzo secolo e tutt'ora a pieno ritmo, da parte di costruttori edili, tecnici progettisti e redattori di piani urbanistici, su impulso politico-amministrativo di moltissimi Comuni del nostro bistrattato Mezzogiorno.

E, meno male che i ministri economici del G7 non se ne sono accorti, visto come sono stati attratti (e distratti) dai bravissimi chef di Bari e non solo, nonché dai prodotti e dalle bellezze naturali del nostro territorio. Ma, l'ultimissima beffa che sto riscontrando, viaggiando lungo autostrade e superstrade d'Italia, è quella di osservare l'estetica di molti agglomerati pseudo urbani dei cosiddetti outlet, che imitano le fattezze estetiche di quegli antichi palazzi con gli agrumeti interni realizzati, fino alla prima metá del Novecento, sulle orme del re Gioacchino Murat, a Bari come a Monopoli, Molfetta e in tanti altri borghi storico-murattiani sparsi lungo l'assolata Puglia.

Quei palazzi erano monumenti di tufo e di pietra locali ed alcuni ancora sopravvivono, grazie ai grandi sacrifici che i proprietari sono costretti a fare per la loro costosissima manutenzione. Non facciamo che spariscano anche quelli, come sta succedendo a quegli "altri" monumenti vegetali del Salento, che continuano a sparire appunto per mancanza di manutenzione.

Franco Muolo

Altri articoli
Gli articoli più commentati
Gli articoli più letti