Riceviamo e pubblichiamo

Disaccordo e stupore dei consigli pastorali S. M. Amalfitana e SS. Pietro e Paolo

La decisione venuta dall'alto senza alcuna possibilità di dialogo ha spiazzato i fedeli laici, parte della comunità delle due parrocchie

Attualità
Monopoli giovedì 19 giugno 2014
di Redazione
Mons. Domenico Padovano
Mons. Domenico Padovano © Mino Albenzio

C'è fermento per le decisioni prese dal Vescovo della diocesi Conversano-Monopoli Domenico Padovano. Dopo la lettera inviata dal consiglio pastorale della Cattedrale, la reazione del consiglio pastorale delle Parrocchie di S. Maria Amalfitana e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo non si è fatta attendere.

"1. L'annuncio della soppressione delle parrocchie di Santa Maria Amalfitana e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo ha ingenerato nei presenti incredulità e sgomento. Sarebbe stato più opportuno che i fedeli avessero appreso per tempo, prima dell'irreversibilità della decisione, che il loro futuro sarebbe stato sconvolto.  Profondo il rammarico di tutta la Comunità Parrocchiale di fronte al decadimento dallo status di parrocchia.
2. La vita comunitaria deve avere una dimensione umana, legata a luoghi che costituiscono centri di gravitazione della vita sociale, ove le persone non si perdono in una massa anonima e disomogenea. È assolutamente necessario che la parrocchia di Santa Maria Amalfitana, posta in una collocazione strategica di cerniera tra il borgo antico e la zona murattiana di Monopoli e la parrocchia dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, collocata nel cuore del centro antico, mantengano l’identità che si sono costruite attraverso il loro cammino nel tempo e la possibilità di rapporti umani autentici. Questo non può avvenire in una mega-parrocchia.
3. La visione di Chiesa offertaci dal Concilio Vaticano II ci insegna che un’autentica vita di chiesa è garantita dalla partecipazione e corresponsabilità di tutti i cristiani. La salvezza che Cristo ha portato passa attraverso la Chiesa, per cui ogni comunità, anche piccola, ha diritto a un autentico ed efficace servizio pastorale qualificato dallo specifico ministero che il sacerdote svolge, come la celebrazione dell’Eucarestia e degli altri sacramenti. Ma pure costituito da attività che possono essere portate avanti dai laici: la catechesi, l’azione caritativa (da anni c'è una efficace mensa di fraternità), l’animazione liturgica, l’organizzazione del tempo libero o di altre iniziative per la vita della comunità (comunità di Fede e Luce, ecc).
4. Declassare la parrocchia dal suo status finirebbe col produrre una lenta morte per asfissia della comunità: non è andando a celebrare una messa ogni tanto, e quasi sempre con fretta, che si promuove la crescita di una comunità. L’Eucarestia è «culmine» della vita della Chiesa. È un punto di arrivo a cui si giunge attraverso una molteplicità di iniziative comunitarie, come l’annuncio della parola di Dio, la catechesi, una corretta e dignitosa celebrazione dei sacramenti, l’impegno della promozione umana.
5. Riteniamo dannoso per la comunità, per la confraternita e per tutti i giovani e i bambini che ruotano attorno alla suddette parrocchie, la perdita di un tale punto di riferimento. Più opportuno sarebbe stato creare un'unità pastorale che mettesse ogni parrocchia nelle condizioni di mantenere la propria identità istituzionale, attuando una completa, reciproca integrazione pastorale. L'idea di fondo sarebbe quella della rete di parrocchie che permette di: rispettare la distinta soggettività giuridica di ogni parrocchia e di evidenziare legami che connettono le singole parrocchie in virtù della loro affinità. Il Cardinale Martini così si era espresso sull’argomento: "Che cosa si intende per unità pastorale? La formula è ancora un po’ vaga nella letteratura pastorale odierna, ma provvisoriamente possiamo rispondere: chiamiamo unità pastorale una collaborazione pastorale organica tra parrocchie vicine, collaborazione promossa, configurata e riconosciuta istituzionalmente".
6. Pertanto noi fedeli laici avremmo gradito essere coinvolti attraverso un progetto e non da una sentenza con cui una parrocchia più grande ingloba altre più piccole. Non si possono cancellare con un colpo di spugna comunità cristiane vive con le loro diversità e ricchezze, molteplicità di carismi e limiti, fondate sulla comunione del presbiterio e sul rinnovato impegno del laicato, più conforme alla specifica situazione del nostro territorio e degli uomini che in esso abitano.
7. Sarebbe stato bello se le comunità parrocchiali coinvolte nell'accorpamento, consce delle forti potenzialità della gente e dell’aiuto del Signore, senza il quale niente è possibile, fossero state preparate in un cammino comune, nella preghiera, nell’ascolto e nello studio, per progettare e costituire l’Unità Pastorale.

Fermo restando che il vescovo, chiunque esso sia, merita sempre rispetto e obbedienza quando esercita il suo mandato pastorale - non possiamo esimerci dal suggerirgli una misura in più di prudenza e discernimento,  l’intelligenza di seguire i buoni consigli, considerando o meglio riconsiderando quelli preziosissimi che può ricevere da persone fidate siano esse preti o laici.
Infine noi tutti firmatari del presente documento dichiariamo di essere in disaccordo con quanto deciso da una parte della chiesa locale costituita esclusivamente da alcuni presbiteri e dal Vescovo, ma non dal popolo di Dio. Si precisa inoltre che, seppur fiduciosi di un eventuale riesame della questione, qualora ciò non avvenisse, procederemo con ulteriori azioni per far valere le nostre ragioni".

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