Cinque anni da Laudato Si', ecologia tra presente e futuro

È passato un lustro dalla pubblicazione dell’enciclica del Papa che ha evidenziato la difesa della casa comune: il nostro Pianeta con le sue relazioni

Legambiente Corato Il cigno verde
Monopoli - lunedì 18 maggio 2020
Cinque anni da Laudato Si', ecologia tra presente e futuro
Cinque anni da Laudato Si', ecologia tra presente e futuro © n.c.

È passato un lustro dalla pubblicazione dell’enciclica del Papa che ha evidenziato la difesa della casa comune: il nostro Pianeta con le sue relazioni. Ci insegna come soltanto con l’impegno di tutti possiamo rialzarci e sconfiggere anche il virus dell’egoismo sociale con gli anticorpi di giustizia, carità e solidarietà.

Per essere costruttori di un mondo più giusto e sostenibile, di uno sviluppo umano integrale che non lasci indietro nessuno. Oltre a tutti gli altri meriti di questa enciclica epocale, si divulga molto probabilmente il punto di riferimento per il discorso ecologico dei prossimi anni, forse decenni. Il che non significa un consenso generale su tutte le affermazioni del testo, ma una sua egemonia come punto di riferimento per la questione ecologica.

Se le attività del movimento ecologista dagli anni Settanta dello scorso secolo avevano evidenziato la crisi di un sistema economico e produttivo che puntava essenzialmente a creare profitti e utili economici a scapito di ogni valore e principio, c’era bisogno di un documento che poneva una dimensione etica e sociale dell’ecologia. Prevedibilmente Laudato si’ fornirà anche per molti anni il riferimento per la “profondità” del discorso ecologico. Il documento critica “un’ecologia superficiale” che si manifesta sia in una falsa fiducia in soluzioni parziali e nelle tecnologie ambientali, sia in un atteggiamento misantropico, elemento centrale della deep ecology, che ritiene “che la specie umana, con qualunque suo intervento può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale” (60).

Dobbiamo intervenire sulla natura per svilupparne le potenzialità in un rapporto co-produttivo, come propone Ernst Bloch in Il principio speranza. “La libertà umana può offrire il suo intelligente contributo verso un’evoluzione positiva” (79). L’ecologia sociale - e qui arriviamo al cuore del testo - non si esaurisce in misure parziali, non condivide solo la fiducia nelle tecnologie, non si riposa sul pessimismo culturale della deep ecology, ma lavora per una conversione ecologica guidata da un impegno per la casa comune e per la giustizia globale oggi. “Non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi” (160).

Un impegno morale, guidato dall’adorazione e dalla meraviglia per il creato “come uno splendido libro nel quale Dio ci parla” (12). Il che sarà di immediata plausibilità per i credenti, nella misura in cui sono di buona volontà ecologica. L’enciclica però non si rivolge al solo mondo cattolico e neanche solo agli uomini e alle donne di fede, ma a tutta l’umanità. La sfida cognitiva del documento per gli ecologisti laici è che chiede loro conto del fondamento etico del proprio impegno. Se non vuole finire nell’arbitrarietà, il discorso ecologico deve essere ancorato in valori, come quello della cura per la casa comune o della responsabilità per chi è lontano nello spazio e nel tempo, che non sono pienamente riconducibili a un discorso razionale e che non sono auto-evidenti.

E non si può neanche cercare di sfuggire alla riflessione sulle presupposizioni normative del discorso ecologico invocando false naturalezze del tipo: siamo tutti responsabili per le future generazioni. Su questo progetto tutti siamo coinvolti, nonostante le COP e i forum sul clima e l’ambiente, in questi ultimi anni hanno stabilito accordi al ribasso sulle vere e profonde necessità del Pianeta nel campo delle emissioni e della sostenibilità. Sbaglia chi vuole dividere l’enciclica nelle sue parti ecologiche-sociali e nella parte di ispirazione religiosa. Si tratta di un insieme organico e indivisibile. Anche per chi la rivelazione della natura come libro nel quale Dio ci parla non è la risposta, il documento impone con grande autorevolezza di trovare la propria, di rendere esplicito su quali valori, su quale base etica si fonda il proprio impegno per la casa comune. In questo l’azione delle attività di un’associazione ecologista come Legambiente è vista di grande attualità e un fronte comune per conseguire una società più sostenibile.

«L'interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune." (Laudato sì n 164) Queste parole di cinque anni fa di Papa Francesco - ha dichiarato Lucia Dell’Aglio - risuonano oggi ancora più alte e urgenti. Oggi che ci ritroviamo a vivere un'emergenza a livello mondiale, ci siamo resi conto di come l'unica risposta possibile a quanto sta accadendo è costruire un mondo migliore insieme. Noi della parrocchia Mater Gratiae, con i ragazzi dell'Acr a gennaio, abbiamo voluto accogliere questo invito a migliorare il mondo cominciando dalla nostra città e, insieme a Legambiente, abbiamo ripulito la zona circostante la parrocchia e piantumato alcuni alberi. È stato un modo concreto di sensibilizzare noi tutti ad aver cura del creato».

“«Il quinto anniversario dell'enciclica Laudato si' in questo tempo di quarantena - dice don Sergio Pellegrini, parroco di Santa Maria Greca - mette ancora di più in luce la straordinaria profezia di questo documento. Il non poter vivere le nostre relazioni mette in evidenza quali sino le cose davvero essenziali: considerare la persona come soggetto di relazione, prima ancora che come soggetto economico. Relazioni intese non solo tra uomini ma anche con il creato, questo è il cuore dell'enciclica. Inoltre papa Francesco ha di recente ricordato che questo non è il momento del giudizio di Dio, ma del giudizio degli uomini: l'uomo è chiamato- conclude don Sergio- a fare le scelte con riferimento alla solidarietà all'amore, alla dedizione tra tutte le creature».

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I commenti degli utenti
  • giuseppe depalo ha scritto il 19 maggio 2020 alle 13:36 :

    NON VEDO LA DIFFERENZA. ADORANDO IL CREATO SI ADORA CONCRETAMENTE IL CREATORE. TUTTO STA NEL VEDERE IN CHE CONSISTE L'ADORAZIONE. SE POI RICORDIAMO CHE TRA IL CREATO C'E' L'UOMO APPARE PIU' NETTA L'IRRILEVANZA DELLA PSEUDO DIFFERENZA. IN CONCLUSIONE, AMANDO IL PROSSIMO AMIAMO IL CREATO E QUINDI IL CREATORE. TERTIUM NON DATUR Rispondi a giuseppe depalo

  • Franco ha scritto il 18 maggio 2020 alle 15:14 :

    Bene, speriamo però di non ridurre la Chiesa a un movimento ecologista che adori il creato invece del Creatore. Rispondi a Franco

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